IMU sulla seconda casa: arriva uno sconto inatteso per chi vive in affitto. Breve e diretto: i sindaci ora hanno più margine per alleggerire l’imposta sulle seconde case, soprattutto se affittate o usate solo pochi mesi l’anno.
IMU seconda casa: cosa cambia per chi affitta e perché conviene controllare
Prima il quadro era più rigido. Ora i Comuni possono modulare l’IMU per tipologia di contratto, durata e persino per la condizione dell’immobile. Non è automatico: tocca ai Comuni deliberare le agevolazioni. Insight: guarda subito il sito del tuo Comune per sapere se ti tocca lo sconto. I Comuni, compilando il Prospetto delle aliquote 2026, possono decidere quali contratti ricevano trattamenti diversi. Possono distinguere tra canone libero, canone concordato, contratti transitori e quelli con studenti. Possono anche modulare le agevolazioni in base a ISEE, invalidità, ubicazione (centro storico o aree svantaggiate) e stato dell’immobile (inagibile, senza utenze, non arredato). Esempio pratico: Giorgio, che affitta il suo appartamento al mare con contratto concordato, potrebbe vedere l’IMU ridotta rispetto all’aliquota standard. Insight: la variabile decisiva è la delibera comunale, non la legge nazionale in senso stretto. Se ti sembra complicato, immagina il Comune come un artigiano che può limare il prezzo: ma tocca a lui scegliere se farlo.Come i Comuni possono differenziare le aliquote per le seconde case
Sconti e riduzioni pratiche: chi risparmia davvero sull’IMU seconda casa
Le possibilità concrete di sconto non sono tutte uguali. Alcuni esempi ricorrenti: 50% di riduzione per il comodato ai parenti in primo grado (registrato e con uso come abitazione principale dal comodatario). Poi c’è la riduzione del 25% per i contratti a canone concordato.
Altro caso: immobili dichiarati inagibili con perizia tecnica ottengono spesso una riduzione del 50%. Le seconde case non arredate o con utenze sospese, oppure usate per meno di sei mesi all’anno, possono ricevere aliquote dedicate dai Comuni.
Piccolo esempio numerico: se la base IMU porta a 1.000 euro annui, una riduzione del 25% significa risparmiare 250 euro. Insight: anche piccole percentuali possono fare la differenza nel bilancio familiare se ripetute negli anni.
Cosa fare ora: verifica in 3 passi per non perdere lo sconto
1. Controlla il sito del tuo Comune e cerca il Prospetto delle aliquote 2026. Lì trovi se è stata prevista una modulazione per seconde case in affitto.
2. Se non trovi nulla, accedi al Portale del Federalismo Fiscale o chiama l’Ufficio Tributi comunale. Le delibere devono essere caricate entro la scadenza del 14 ottobre 2026, altrimenti restano in vigore le aliquote dell’anno precedente.
3. Prepara i documenti: contratto registrato, eventuale registrazione del comodato, ISEE, perizie tecniche se l’immobile è inagibile e bollette o attestazioni sulle utenze. Insight: arrivare preparati all’ufficio tributi ti evita corse dell’ultimo minuto e sgradevoli sorprese.
Un piccolo trucco: invia una mail all’Ufficio Tributi con i documenti già allegati. La prova rimane, e ti salva da discussioni future.
La prima casa rimane esclusa: regole e sentenze da tenere a mente
L’esenzione IMU per la prima casa non cambia. Per mantenerla servono residenza anagrafica e dimora abituale nell’immobile, con esclusione delle categorie di lusso A/1, A/8, A/9.
Importante: decisioni recenti di Corte Costituzionale e Cassazione hanno confermato che anche entrambi i coniugi possono avere l’esenzione se risiedono in abitazioni diverse e soddisfano i requisiti richiesti. Documenti utili: iscrizione anagrafica, scelta del medico e bollette regolari. Insight: l’esenzione si conserva mostrando fatti, non solo parole.
Consiglio bonus: se hai una seconda casa e pensi di affittarla o di darla in comodato, registra sempre per tempo il contratto. Un contratto registrato è la chiave per accedere alle riduzioni e per non avere problemi con il fisco.